Al Manzioli il convegno “Maricultura, pesca, gastronomia. Dal Golfo di Muggia a quello di Pirano”

Stamattina, a Palazzo Manzioli, si è svolto il convegno incentrato sulla tematica della pesca e della cucina di pesce e molluschi, organizzato dalla Delegazione Muggia – Capodistria dell’Accademia Italiana della Cucina.

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L’Accademia Italiana della Cucina è nata col compito di salvaguardare, insieme alle tradizioni della cucina italiana, la cultura della civiltà della tavola. Attualmente conta 217 delegazioni, una di queste è quella di Muggia – Capodistria, che si estende su un territorio storicamente plurale, il che si riflette nella gastronomia della regione.

Ad aprire i lavori, moderati dal vice-delegato Maurizio Tremul, è stato Giorgio Viel, direttore del Centro Studi Friuli – Venezia GIulia dell’Accademia. È seguito il saluto delle autorità Ambra Šlosar Karbič, consigliere al seggio specifico del Consiglio Comunale di Isola, in rappresentanza della Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana di Isola, e Stefano de Colle, assessore al turismo e al carnevale del Comune di Muggia. Prima delle varie relazioni il delegato Euro Ponte ha avuto una breve allocuzione.

La prima relazione è stata eseguita da Giuliano Orel, professore associato all’Università di Trieste. Egli ha presentato la molluschicoltura nel Golfo di Muggia, attività della quale si occupavano già nel 1600. Ha esposto le varie tecniche utilizzate nel corso degli anni: dall’utilizzo dei pali alle tegole, fino alla miticoluta flottante.

È stata poi la volta di Nicola Bettoso, biologo marino presso l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Fiuli – Venezia Giulia, che si occupa di ambiente marino e pesca, che si è incentrato sulla pesca dal Golfo di Muggia al Golfo di Pirano. Ha proposto un breve excursus storico della pesca nell’alto Adriatico, attività che aveva una grande importanza economica, soprattutto per Isola d’Istria, che nel 1911 vantava di una flotta di ben 154 unità. Proprio qui venne costruita la prima saccaleva ad anelli che rappresentò una delle più grandi rivoluzioni nell’amito della pesca.

Irena Fonda, dottoressa in biologia molecolare e biochimica, ha presentato l’azienda di famiglia che si occupa di allevamento di pesci e mittili, la Società Fonda, di cui è direttrice. È l’unico allevamento di pesci in quest’area. Lavorano in modo ecologico, rispettando l’ambiente, senza uso di agenti chimici, dando molta importanza alla qualità del prodotto. Non a caso il branzino Fonda è diventato un brand apprezzato in tutto il mondo.

Sono seguite le relazioni riguardanti l’enogastronima. Marino Vocci, pubblicista e politico, ha parlato de “l’epoca della banalizzazione della grande cultura del cibo della tavola”, un’epoca dove non si sa trasformare i prodotti che si coltivano ed allevano. A questo proposito ha menzionato il brodetto, simbolo della complessità dell’Adriatico, che inoltre ha la grande capacità di recuperare i pesci senza valore commerciale.

“Sapore di Mare… Sapore di Malvasia” è stato il titolo della relazione di Stelio Smotlak, esperto assaggiatore estetologo dell’alimentazione. Il sapere di mare, come anche un buon piatto di pesce, viene associato al sapore della malvasia istriana, che anch’essa nasconde un gusto che richiama il mare.

L’ultima relatrice è stata Laura Scevola, specializzata in medicina dell’obesità, che ha parlato della salute a tavola, difatti la gastronomia va a stretto braccetto con la salute. Ha presentato la dieta mediterranea acclarata, ormai, la formula più adatta per l’alimentazione dei giorni nostri, dove le principali proteine animali provengono proprio dal pesce.

Dopo più di due ore e mezza, il delegato regionale dell’Accademia Italiana della Cucina, Renzo Mattioli, ha preso le conclusioni, sottolineando l’importanza della gastronomia come strumento volto a testimoniare la ricca tradizione culturale che caratterizza il territorio dal golfo di Muggia a quello di Pirano.

 

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