Patria…

/ di Andrea Šumenjak /

In questi giorni la popolazione slovena del litorale ha festeggiato “il ritorno del Litorale alla madre patria”. La parola Patria mi fa pensare molto. Per noi nati in queste terre, rimasti, esodati, figli di una, due o più culture, la Patria cosa vuol dire? Ricordo mio nonno materno, di madre e padre italiani, nato a Dignano sotto l’Austria, combattente sul fronte d’Isonzo, come soldato austro-ungarico, contro i propri connazionali italiani, divenuto cittadino italiano, perseguitato dal regime di Mussolini, dopo la guerra rimasto a Dignano, divenendo infine cittadino jugoslavo: qual era la sua Patria? Oppure mio padre, nato in Austria di padre sloveno, madre austriaca, vissuto in Austria, nel regno Jugoslavo, in Germania da internato e poi nella Jugoslavia di Tito e infine nella Repubblica di Slovenia: qual era la sua Patria? Io stesso, nato a Pola durante il passaggio da zona d’occupazione inglese alla Jugoslavia, con i documenti di nascita scritti esclusivamente in italiano, vissuto un periodo a Maribor per trasferirsi poi ad Ancarano e finire a Isola, oggi parte della Repubblica di Slovenia: qual è la mia Patria? E quanta gente conosco che ha questa stessa incertezza!

Rimanendo nel piccolo di Isola, c’è poi il caso del concittadino Luigi Drioli, nato sotto l’Austria, vissuto sotto l’Italia di Mussolini, poi sotto il regime di Tito e infine come esule in Italia. Ebbene proprio il primo di ottobre del 1948 fu condannato a 12 anni di carcere duro dal Tribunale militare jugoslavo di Capodistria. Rilasciato dopo oltre sette anni di prigionia nelle carceri jugoslave emigrò in Italia per stabilirsi a Trieste, dove morì nel 1977. Nel 2012, la Comunità Italiana di Isola, per il suo impegno antifascista e come “ultimo eroe dell’Unità d’Italia”, gli conferì il premio “Isola d’Istria”. Luigi Drioli, patriota fervente, sin dalla giovinezza s’era sempre dichiarato repubblicano convinto e mazziniano conseguente, per cui mai sentì di poter aderire al movimento fascista. Dall’opposizione teorica all’antifascismo militante attuato in qualità di rappresentante del partito repubblicano nel CLN clandestino d’Isola, membro attivo sino alla cacciata dei tedeschi, poco dopo l’occupazione jugoslava del maggio 1945, si dimise dal comitato, assieme agli altri rappresentanti democratici, quando si rese conto che con gli jugoslavi e i loro fiancheggiatori italiani nessuna forma di collaborazione era possibile, se non nell’ambito delle loro organizzazioni tendenti, per programma, al distacco di queste terre dall’Italia e la loro incorporazione nella Jugoslavia. Dopo essere stato arrestato e torturato nelle carceri Jugoslave, assieme ad altri cinque isolani imputati di spionaggio militare e organizzazione terroristica, senza prove concrete, per pura rappresaglia politica e intimidazione, sia lui che gli amici vennero condannati a pene detentive severissime di carcere duro e campi di lavoro coatto, varianti da 4 a 14 anni.

Dunque, quando penso a questi fatti e vedo in TV o leggo nei giornali che questi o quelli festeggiano i vari ritorni di terre, da sempre di confine e contese, “alla madre Patria”, oppure che festeggiano giornate di ricordi e via dicendo, divento sempre alquanto pensieroso e anche turbato e vado a rileggermi vari testi di storia, dato che “Historia magistra vitae” (La Storia [è] maestra di vita). E poi quasi sempre mi chiedo: ma che cos’è la Patria, per che Patria ci si batte, si vive e/o si muore?

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