A Pirano, il dottor Jakubowski sulle opere istriane asportate causa la guerra

Un’Interessante conversazione si è tenuta mercoledì 9 novembre nella sala nobile di Casa Tartini a Pirano Il dr. Andrzej Jakubowski ha intrattenuto un rado ma interessato pubblico su una materia veramente specifica e che in realtà ci tocca da vicino. Il titolo “Gli effetti giuridici dei trasferimenti territoriali e la protezione del patrimonio culturale, l’attuazione dei diritti culturali dei popoli”.

Il dr. Jakubowski , membro di importanti commissioni delle Nazioni Unite e in patria (Polonia) , si è dottorato presso l’Università Europea di Firenze proprio in questa materia. Introdotto da Andrea Bartole, che lo ha anche proposto, la conversazione durata oltre un’ora su diversi esempi di opere d’arte asportate o sottratte dai luoghi e dagli edifici (musei, chiese, palazzi, ecc.) per i quali erano state commissionate, al di là del loro valore intrinseco e spesso difficilmente definibile in moneta sonante, indubbiamente hanno anche un valore storico, emotivo e identitario legato alle comunità per le quali e dalle quali sono state commissionate.

È il caso delle opere istriane che fra il 1940 e il 1943, per paura della guerra, sono state messe al sicuro prima a Trieste e poi in varie località della regione per finire a Roma e rimanere rinchiuse nelle loro casse per oltre sessant’anni. Una piccola parte di queste si trova oggi esposta al Museo Sartorio di Trieste e sono opere di grandissimo valore artistico. La Slovenia ne ha richiesto la restituzione nel 2005. Ma il problema che potrebbe sembrare semplice e risolvibile con normali accordi diplomatici non lo è, per vari e innumerevoli motivi. Durante la conferenza il dr. Jakubowski ha cercato di mettere a fuoco, anche attraverso altri esempi, alcuni aspetti enucleando il fatto che tutti gli atti diplomatici trascurano di includere o di consultare le comunità (o i loro eredi) per i quali e dai quali le opere erano state eseguite e acquistate. È il nostro caso: nessuno ha mai chiesto alla Comunità nazionale italiana dell’Istria e agli Esuli e alle loro associazioni di includersi nelle trattative o in qualche modo di partecipare per trovare quelle soluzioni, quei compromessi che potrebbero ripagare della sottrazione e dell’asportazione o eventualmente di una giusta restituzione delle opere. Queste opere che sono la testimonianza concreta del legame storico secolare dell’Istria con la Serenissima e con l’Italia sono parte integrante della nostra identità storica e della nostra eredità culturale.

La collezione presente a Trieste al Museo Sartorio merita più di una visita all’anno. È stata questa la conclusione del gradito ospite.

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