Dopo venuti a Trieste, storie e memorie dell’Istria attraverso l’Ospedale psichiatrico di Trieste

“Dopo venuti a Trieste. Storie di esuli giuliano-dalmati attraverso un manicomio di confine 1945-1970” di Gloria Nemec. La presentazione del volume a Palazzo Manzioli.

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Importante serata all’insegna della ricerca storica e sociale, organizzata dalla CAN di Isola e tenutasi presso la Sala Nobile di Palazzo Manzioli. La presentazione del volume di Gloria Nemec “Dopo venuti a Trieste. Storie di esuli giuliano-dalmati attraverso un manicomio di confine 1945-1970” è stata accompagnata dal Coro della Comunità degli Italiani di Buie “Quelli del muretto”che ha eseguito diversi brani a tema, facenti parte della tradizione popolare negli anni tra le due guerre. La serata, introdotta da Agnese Babic (Coordinatrice culturale della CAN) ha visto anche la partecipazione di Livio Dorigo, Presidente del Circolo Istria, che ha ricordato l’importanza di divulgazione e trasmissione della conoscenza storica alle nuove generazioni, perché non crescano nel sospetto reciproco e abbiano gli strumenti per costruire nel presente e nel futuro la pace.

Si è poi entrati nel vivo, lasciando la parola agli ospiti principali: Gloria Nemec e Giuseppe Dell’Acqua. Gloria Nemec, ricercatrice e docente di Metodologie della ricerca storica e Storia sociale presso l’Università di Trieste, nonché autrice di diverse pubblicazioni che hanno riguardato le popolazioni coinvolte negli anni dell’esodo e la formazione della minoranza italiana in Istria, collabora con diversi enti scientifici e istituzioni tra i quali il Centro di ricerche storiche di Rovigno. “Dopo venuti a Trieste. Storie di esuli giuliano-dalmati attraverso un manicomio di confine 1945-1970”, una pubblicazione realizzata in collaborazione con il Circolo di cultura istro-veneta “Istria”, è edito all’interno della Collana 180 Archivio critico della salute mentale di Alphabeta Edizioni. Un lavoro condotto con rigore, che unisce memorie e testimonianze orali a riscontri documentali e che porta per la prima volta alla luce le carte d’archivio dell’Ospedale psichiatrico provinciale di San Giovanni a Trieste. Il tema, molto complesso e delicato, racconta la storia dell’Istria e degli anni dell’esodo dal punto di vista di persone che hanno convissuto con lo sradicamento e il disagio mentale. La particolarità della situazione a Trieste, un manicomio di confine in cui si concentrano e si intrecciano numerosissime storie, testimonia un passato ancora difficile da affrontare, non solo dal punto di vista storico, ma anche dal punto di vista dell’istituzione psichiatrica e della ricerca sociale. Non a caso, la prefazione porta la firma di Giuseppe Dell’Acqua, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale fino al 2012, docente di Psichiatria sociale presso l’Università di Trieste, tra gli altri impegni, direttore della “Collana180”, formatosi a stretto contatto con Franco Basaglia, indiscusso luminare e riformatore della disciplina psichiatrica.

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Si è parlato delle vicende storiche degli esuli, della Trieste di quegli anni città dell’emergenza profughi, della correlazione tra situazioni traumatiche, quali quelle vissute da milioni di persone nell’Europa delle due guerre mondiali, e l’insorgere di malattie mentali, ma anche dell’evoluzione dell’approccio terapeutico molto attuale, come ha asserito il Prof. Dell’Acqua ricordando che ancora in alcuni paesi dell’UE, tra cui la Slovenia e la Croazia, capita di ricorrere ancora all’elettroshock, una pratica messa al bando da decenni in molti stati.

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