27.01.2026. Oggi a palazzo Manzioli si è tenuto l’evento conclusivo della mostra creata dalla filologa e archivista Valentina Petaros Jeromela: “Artieri e merlettaie, tra apprendisti e pizzi, la storia della scuola “Pietro Coppo” dal 1907 al 1984”. Introdotta dal preside della scuola Alberto Scheriani che ne ha lodato l’abilità ed il contributo fondamentale, la Jeromela ha presentato alla platea di studenti della “Pietro Coppo” il suo metodo di lavoro e i preziosi documenti scovati e riordinati durante un duro lavoro negli archivi capodistriani e viennesi.
L’incontro ha rappresentato il momento di sintesi di un percorso di ricerca pluriennale, che ha restituito voce e continuità storica alla tradizione artigiana e professionale della scuola isolana. Attraverso registri scolastici, programmi didattici, relazioni ispettive e materiali d’epoca, la curatrice ha ricostruito l’evoluzione dell’istituto nel suo intreccio con il territorio, mettendo in luce il ruolo centrale della formazione manuale e tecnica tra Otto e Novecento.
Particolare attenzione è stata dedicata all’insegnamento del merletto, documentato a Isola fin dalla metà dell’Ottocento e divenuto, nel tempo, uno degli indirizzi più significativi per la formazione femminile, accanto ai percorsi maschili legati ai mestieri di bottega. La mostra ha evidenziato come la scuola “Pietro Coppo” abbia saputo adattarsi ai mutamenti politici e istituzionali, attraversando il periodo austro-ungarico, quello italiano e infine jugoslavo, fino alla riorganizzazione degli indirizzi professionali nella seconda metà del Novecento.
L’evento conclusivo ha ribadito il valore culturale e simbolico di questa eredità, sottolineando come il merletto non rappresenti solo una tecnica artigianale, ma un patrimonio educativo e identitario. Le ricerche presentate confluiranno in una pubblicazione, mentre il materiale esposto, dopo una tappa a Roma, verrà allestito in modo permanente negli spazi della scuola, lungo i corridoi e sulle pareti dell’istituto, diventando parte integrante del percorso didattico e della memoria storica della “Pietro Coppo”.
Testo e foto: Alessandra Balbi

