16-5-2026. Serata commemorativa dedicata a Silvano Sau a dieci anni dalla sua scomparsa. Su iniziativa della Comunità degli Italiani “Pasquale Besenghi degli Ughi” e con il sostegno finanziario della CAN Comunale e del Comune di Isola, è stato ricordato nelle sue molteplici funzioni e ripercorrendo le sue passioni, uno dei funzionari più in vista della CNI per lunghi decenni. Ampia la finestra sulla attività di dirigente e giornalista a Tv Capodistria, su ci si è soffermato Antonio Rocco, per anni direttore dei programmi italiani di Radio e Tv Capodistria. La sua carriera politica che ha compreso incarichi di rilievo come quella di deputato federale, ma anche di vicesindaco di Isola e presidente dell’UIIF, è rimasta un po’ in disparte per concentrare l’attenzione su l’uomo di famiglia, sulle sue attività anche meno note, come l’arte e la musica, sui suoi nipoti, ma anche su altri amori come gli animali domestici o la campagna. È emerso il grande vuoto che Sau ha lasciato nel cuore dei suoi familiari, ma anche nella sua CI e ad Isola in generale. Del suo attaccamento alla città parlano decine di pubblicazioni, esposte al pianoterra di Palazzo Manzioli. Ad impostarle hanno contribuito ricercatori e storici come Ferruccio Delise, Franco Degrassi e Franco Stener, isolani portati altrove dall’esodo, che con Sau hanno stretto un rapporto di profonda collaborazione e stima reciproca, comprendendo il suo sforzo per mantenere vive le tradizioni, la parlata e le peculiarità della città. Ricordato il suo impegno per la tutela del cimitero cittadino, vera memoria storica isolana, che nella parte antica conserva un importante patrimonio culturale. Al termine della serata, condotta da Claudia Raspolič di Tv Capodistria, il presidente della Besenghi, Robi Štule ha ringraziato per la presenza con omaggi floreali la consorte di Sau, signora Koviljka, accompagnata dai figli Marco e Roberto, la vicesindaco isolana, Agnese Babič e salutato le autorità ed i numerosi attivisti o amici che hanno riempito la Sala Nobile di Palazzo Manzioli.
TESTO E FOTO: GIANNI KATONAR



