“C’era una volta, a Isola d’Istria, un bambino che si chiamava Cosimo”. in occasione del centenario della nascita di Italo Calvino, a Palazzo Manzioli è stato messo in scena “Il Barone rampante di Isola vecchia”. A presentare l’evento è stata la coordinatrice culturale della CAN e vicesindaca di Isola, Agnese Babič che, dopo un breve saluto al pubblico in sala, ha evidenziato l’importanza della collaborazione con gli istituti scolastici cittadini, tra cui la scuola materna “L’Aquilone” e la scuola elementare “Dante Alighieri”. Proprio con quest’ultima, infatti, si è dato il via a uno dei progetti che fa ormai parte della tradizione isolana: “Viaggio nella mia città”, il laboratorio svolto dagli alunni della seconda e terza classe, curato dall’architetta – nonché isolana d’adozione – Chiarastella Fatigato. Dopo aver sondato autori come Dante e Rodari, quest’anno la sua scelta per il progetto (giunto ormai alla sua ottava edizione) è caduta su Italo Calvino, autore che da sempre tratta della città e della sua architettura. In questa rivisitazione de “Il barone rampante”, il celebre Cosimo, non vive in Liguria, bensì ad Isola ed è figlio del grande signore Besenghi degli Ughi: un buon pretesto per avvicinare i bambini alla storia del luogo che abitano, ma anche per immaginare Isola a fine ‘700, la sua natura incontaminata e così rigogliosa “da permettere a una persona di saltare da un ramo all’altro, partendo dal centro fino ad arrivare a Barè”, come sottolineato dalla Fatigato. Accompagnati dalla chitarra da Gianni Pellegrini, i bambini hanno recitato con grande entusiasmo e impegno un testo teatrale interamente in rima; il laboratorio, tuttavia, non comprende solo la dimensione recitativa. Fuori dalla Sala Nobile è stata allestita, infatti, una piccola mostra con i disegni dei bambini che ricostruivano la nota storia di Calvino. “Viaggio nella mia città” si riconferma, dunque, come un progetto completo in grado di tenere insieme più aspetti, da quello artistico a quello recitativo, senza tralasciare quello linguistico, poiché permette ai bambini isolani di parlare la lingua italiana anche al di fuori dell’ambiente scolastico.
TESTO E FOTO: Ludovica Rossi

