12.05.2023. Quando all’inizio della sua carriera, per diletto, il giovane Johannes Brahms cominciò a comporre le Danze Ungheresi, forse non immaginava che dopo quasi due secoli le sue note avrebbero continuato a deliziare le orecchie e gli animi delle persone. E non poteva sapere che le sue composizioni sarebbero state eseguite in Sala Nobile, a Palazzo Manzioli, dal giovane Emanuele Savron e dall’esperta – nonché sua insegnante – Marcella Crudeli, due noti e talentuosi pianisti italiani giunti a Isola per un concerto a quattro mani, accogliendo l’invito della Comunità degli Italiani Dante Alighieri di Isola. I due concertisti sono stati presentati da Gianni Pellegrini, che, oltre ad essere a sua volta musicista e cultore di quest’arte, è stato professore di Savron ai tempi del liceo a Trieste. Dopo aver porto, anche a nome della presidentessa della comunità organizzatrice, Evelin Zonta, i saluti al pubblico – tra il quale era presente il deputato, Felice Ziža, Pellegrini ha ripercorso la lunga e fruttuosa carriera della Crudeli e quella più novella, ma altrettanto intensa di Savron, e ha brevemente introdotto l’oggetto della loro esibizione: le ventuno danze che Brahms compose ispirandosi al folklore magiaro. Così, di fronte a un pubblico molto attento, sono cominciati i 55 minuti di magistrale concerto, in cui la musica ha potuto scorrere dagli spartiti alle dita dei due artisti, sino ad avvolgere di emozioni la platea. L’armonia dei movimenti delle quattro mani, riflesse anche sul legno scuro e specchiato del pianoforte, ha dato il senso di una grande intesa tra i due pianisti, una complicità tra allievo e maestro che è stata apprezzata sia da chi di musica se ne intende sia da chi, da questa, si lascia semplicemente avvolgere e trasportare. D’altronde, come ha ricordato anche la Crudeli al termine dell’esibizione, la musica è per tutti, ed è forse lo strumento più adatto a combattere qualsiasi tipo di barriera, sia essa culturale, linguistica, etnica o generazionale.
Testo e foto: Mariangela Pizziolo





