30-01-2026. La Sala Nobile di Palazzo Manzioli, gremita di spettatori, ha accolto Katja Hrobat Virloget, antropologa, ricercatrice e professoressa presso l’Università del Litorale di Capodistria. In dialogo con Martina Gamboz, Virloget ha presentato la traduzione italiana del suo libro Esodo. Il silenzio di chi resta (Bottega Errante edizioni). L’evento, organizzato dalla Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana di Isola con il patrocinio del Comune di Isola, della CAN Costiera e del Ministero per la cultura della RS, ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso e coinvolto.
L’autrice ha raccontato che il libro è il compendio di un lungo lavoro di ricerca durato ben undici anni, durante i quali ha raccolto numerose testimonianze sia di esuli sia di coloro che sono rimasti. Si tratta di un lavoro accademico, scritto adoperando un metodo antropologico rigoroso. Virloget ha sottolineato che la sua opera, pubblicata per la prima volta nel 2021 in lingua slovena, ha rappresentato un’irruzione nel panorama culturale sloveno, nel quale l’esodo, sia come tematica sia come parola, era qualcosa di inedito. L’autrice invece ha collocato la parola “Esodo” nel titolo: una scelta rivoluzionaria nel contesto culturale della maggioranza slovena, che ha sempre considerato quei fatti come una migrazione volontaria.
Nel libro si racconta l’esodo tramite le storie di chi è partito e di chi è restato, perché all’autrice interessa proprio questo: raccontare le storie della gente comune. L’obiettivo di quest’opera è dare voce a coloro che sono rimasti nel silenzio, dimenticati dai discorsi nazionali sloveno e italiano. Il silenzio va rotto, le memorie sommerse vanno fatte riemergere per innescare un processo di autoriflessione critica e di dialogo tra maggioranza slovena e Comunità Italiana.
Secondo Virloget questo silenzio c’è ancora e spera che si possa parlare maggiormente di questi temi che toccano nel profondo migliaia di persone. Di sicuro il suo libro è un passo importante nella giusta direzione: far parlare il silenzio.
Testo: Mattia Sette
Foto: Tyaomi Production


