28-4-2025. Il secondo incontro proposto dalla Comunità degli italiani “Dante Alighieri” sulla scia dell’iniziativa volta ad offrire un programma storico di alto rilievo per celebrare il 70° anniversario della firma del Memorandum di Londra, dopo il celebre giornalista e saggista italiano Paolo Mieli, ieri sera ha visto in un’affollatissima sala Nobile di Palazzo Manzioli e un’altra sala al pianoterra che trasmetteva l’evento in streaming, l’ospite di spicco Massimo Cacciari. Filosofo, politico, accademico e opinionista, dagli anni Settanta è uno dei protagonisti della discussione filosofico-politica europea. L’evento è stato organizzato in sinergia con gli enti e le istituzioni della Comunità Nazionale Italiana in Slovenia, per sottolineare la valenza culturale dell’incontro pubblico con uno degli intellettuali italiani di origine veneta più influenti nel panorama culturale italiano ed europeo. Alla presenza delle autorità, tra le quali il deputato alla Camera di Stato slovena Felice Ziza, l’Ambasciatore d’Italia presso la Repubblica di Slovenia Giuseppe Cavagna, il Console Generale d’Italia a Capodistria Giovanni Coviello, i Vicesindaci di Isola e Capodistria, rispettivamente Agnese Babič e Mario Steffè, i presidenti delle CAN, il presidente di Unione Italiana Maurizio Tremul, e altri rappresentanti istituzionali, si è parlato di Europa e delle sfide che deve affrontare nel nuovo contesto geopolitico. Nell’introdurre l’intervento dell’ospite, il presidente del sodalizio organizzativo Michele Fatigato, ha fatto notare la particolarità dell’Istria, nell’essere una paglia nel tessuto dell’Europa, una sua caratteristica storica da sempre, rilevando che ha anticipato nella storia il suo essere un arcipelago, di culture e di identità, contemporaneamente un luogo di contraddizioni ma anche di incontro, paragonandola ad una piccola Europa. Secondo il pensiero espresso da Cacciari, in queste regioni vi sono identità forti che si sono incontrate, meticciate e scontrate, dove il problema è il loro mantenimento, senza che ciò diventi motivo di guerra, anche se il conflitto è produttivo.
Secondo il filosofo, è necessario saper navigare in un arcipelago fatto di differenze e il politico deve essere il nocchiero che guida lo stato, come si fa con un organismo vivente. Lo stato deve costruire ponti, anche se all’orizzonte in agguato c’è la guerra, che deve essere, però, l’ultima ragione. Le istituzioni europee devono venir riformate per rispondere alle nuove sfide politiche ed economiche, guidate da organi realmente comuni per creare le basi affinché l’Europa diventi realmente promotrice di politiche di pace e possa tornare protagonista. Per raggiungere tale obiettivo, ha concluso l’ospite, la diagnosi deve essere chiara e spietata. L’evento sul finale ha dato spazio anche a un dialogo, dove i presenti hanno espresso riflessioni a riguardo e posto domande all’emerito ospite.
Testo: Mariella Mehle
Foto: Dragan Sinožič

